MANGONES: IL MERCATO DEGLI SCHIAVI
Nella Costantinopoli del VI secolo, la schiavitù non era solo una realtà diffusa, ma un pilastro economico e sociale meticolosamente regolamentato dal diritto giustinianeo. Migliaia di individui, strappati alle loro terre o nati in servitù, animavano le strade della capitale bizantina, destinati ai ruoli più disparati.
Ma come si svolgeva, concretamente, la compravendita di un essere umano? Durante la nostra rievocazione storica, vi porteremo nel cuore di questo drammatico meccanismo, mostrandovi con fedeltà filologica le diverse fasi del mercato.
Viaggio all'Interno del Mercato: Le Fasi della Compravendita
Tutto iniziava con l'arrivo e l'esibizione. I prigionieri e i servitori venivano condotti al mercato, spesso in catene, e fatti salire su apposite pedane di legno per essere mostrati al pubblico. Qui, cartelli appesi al collo ne indicavano l'origine, i pregi e gli eventuali difetti, poiché la provenienza e lo stato di salute erano i primi fattori a determinarne il valore.
Si passava poi alla fase, cruda e minuziosa, della valutazione. I potenziali acquirenti si avvicinavano per esaminare quelli che la legge considerava a tutti gli effetti dei "beni". Ne verificavano la dentatura, la tonicità muscolare e l'assenza di cicatrici nascoste, che potevano essere segno di ribellione o di tentate fughe; le donne, invece, venivano valutate anche in base alla bellezza o alla presunta capacità riproduttiva.
Il cuore pulsante del mercato era l'asta e la contrattazione. Tra le grida dei banditori che elenca vano i talenti della "merce", le vendite potevano trasformarsi in accese aste pubbliche o risolversi in più discrete trattative private. Il prezzo finale era estremamente variabile: un forte lavoratore agricolo o una giovane donna colta avevano quotazioni radicalmente diverse.
Infine, l'atto si concludeva con la formalizzazione. Una volta trovato l'accordo, la compravendita non era solo un passaggio di mano, ma un atto giuridico: veniva redatto un regolare contratto e il pagamento veniva effettuato sotto gli occhi dei testimoni, spesso attraverso il tintinnio delle monete d'oro imperiali, i solidi.
Volti e Destini: Chi Erano gli Schiavi e Quali Erano i Loro Mestieri?
Le storie di chi finiva sul blocco del mercato erano specchio di un impero in continuo movimento. Tra la folla si potevano trovare prigionieri di guerra catturati durante le campagne militari di Belisario, ma anche i vernae, cioè i figli nati da altri schiavi all'interno della casa del padrone. Non mancavano i debitori insolvibili, costretti a vendere la propria libertà per ripianare i debiti, e le sfortunate vittime di rapimenti da parte di pirati o briganti lungo i confini dell'Impero.
Una volta acquistati, i loro destini si dividevano in una vastissima gamma di mestieri e ruoli, integrandosi profondamente nel tessuto sociale bizantino:
Nel calore della casa: Molti diventavano domestici. C'erano cuochi raffinati, servitori, balie e precettori responsabili dell'educazione dei figli del padrone, oltre agli addetti alla pulizia e alla gestione quotidiana della dimora.
Nei campi e nelle botteghe: La forza lavoro trainante si divideva tra il settore agricolo — dove gli schiavi faticavano nei grandi latifondi, nelle vigne e negli oliveti — e quello artigianale, impiegati come tessitori, vasai o fabbri nelle botteghe cittadine.
I colletti bianchi e gli intellettuali: Nelle famiglie più abbienti, gli schiavi più istruiti ricoprivano ruoli di grande responsabilità e prestigio. Lavoravano come contabili, segretari personali, scribi, e non era raro trovare medici o insegnanti di altissimo livello in condizione servile.
Al servizio dello Stato: Infine, esistevano gli schiavi pubblici, di proprietà diretta dell'Impero o delle municipalità. A loro erano affidati compiti amministrativi negli uffici pubblici, la manutenzione delle strade e dell'arredo urbano, o il delicato ruolo di guardie cittadine.
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